Fossacava, cava romana del I secolo a.C.

L’estrazione dei marmi bianchi e colorati delle Alpi Apuane, in provincia di Massa Carrara, Toscana, ebbe inizio in epoca pre-romana, probabilmente con gli Etruschi a partire dalla seconda metà del VI secolo a.C. ed è proseguita ininterrottamente per oltre 2000 anni.

Notizie di scrittori di età romana e testimonianze archeologiche (costituite da tracce di taglio e piccone, manufatti semilavorati e iscritti, sculture, ceramiche e monete) documentano che il bacino marmifero di Carrara è stato al centro di un intenso sfruttamento a partire dall’epoca romana. L’escavazione e il commercio del marmo ebbero impulso dalla fondazione della colonia romana di Luni nel 177 a.C. e dotata di un porto alla foce del fiume Magra. A partire dal I secolo d.C. gli imperatori romani in persona assunsero il controllo diretto delle cave e i marmi lunensi trovarono largo impiego nella scultura, nell’architettura e nelle decorazioni di edifici pubblici e privati di Roma e di molte città del Mediterraneo, accanto o in sostituzione dei famosi marmi greci.

Fossacava di Carrara, cava romana

FOSSACAVA, LA CAVA ROMANA DEL I SECOLO a.C.

Fossacava si trova alla sinistra della strada per Colonnata, è una cava romana risalente al I secolo a.C. e deve probabilmente il suo nome alla sua forma ad anfiteatro, assunta a seguito dell’escavazione. E’ il sito estrattivo lunense che presenta la maggiore ricchezza di testimonianze archeologiche concentrate in un unico contesto minerario.
A Fossacava è eccezionalmente conservato il fronte cava meridionale, alto circa 20 metro e lungo quasi 50 metri. Il lato nord è invece povero di tracce ben rilevabili a causa dell’erosione di vento e pioggia. Su tutta la parete, detta comunemente tagliata, sono visibili le tracce lasciate nel corso di almeno tre secoli dagli strumenti impiegati nell’età estrattiva di epoca romana, come i segni dei picconi e dei cunei tramite cui sono stati staccati i blocchi. Tra le iscrizioni è ben visibile la sigla con le lettere DM.

Grazie ad alcuni rinvenimenti effettuati nelle cave di Carrara sappiamo che gli strumenti principali, tutti in ferro, erano il piccone pesante, impiegato per scavare le trincee, e le mazze e le piattine, destinate ad essere usate insieme per ottenere il distacco dei blocchi di marmo. I filoni di marmo sono stati scavati a partire dall’alto, per mezzo di tagli che hanno lasciato tracce “a festone” e di formelle ripetute ogni 50-90 cm. perpendicolarmente alle principali fratture naturali, caratterizzate invece da un andamento verticale. L’andamento notevolmente inclinato della parete e le fittissime scanalature orizzontali visibili sono il risultato finale di questa lunga e costante attività.
Sulla grande tagliata sono state incise alcune iscrizioni, una delle quali, costituite dalle lettere DM, è visibile nel settore orientale della parete e si riferiscono probabilmente alla divisione del fronte di cava in più settori, ciascuno posto sotto la responsabilità di un caposquadra.

Fossacava iscrizione
Fossacava iscrizione DM

Uno scavo effettuato nel 2015 lungo la tagliata sud ha individuato una stratificazione archeologica costituita da accumuli di scaglie e blocchi di marmi, detti ravaneti, formatisi in epoche diverse, dal periodo romano fino al secolo scorso. Lo sfruttamento ebbe inizio nel I secolo a.C.; il fronte sud della cava è stato coltivato a partire da quota di 492 metri s.l.m. per una profondità di oltre 20 metri, fino alla quota di 471 metri s.m.l. Nella zona più bassa venivano effettuate le cariche di lizza.

Attorno alla metà del II secolo d.C. l’estrazione su questo fronte è stata interrotta e l’area ai piedi della grande tagliata divenne una discarica per le scaglie e i blocchi provenienti dalla lavorazione di altri settori della cava. Si formò così un primo ravaneto di circa 2 metri di altezza, che coprì completamente il fondo della cava. Su questo nuovo livello (473 metri s.l.m.) venne impiantata successivamente un’officina, nella quale i blocchi appena cavati venivano sbozzati e trasformati in semilavorati. Lo scavo archeologico ha permesso di identificare l’assetto della cava nel momento in cui essa venne abbandonata, intorno al III-IV secolo d.C. Gli ultimi blocchi in corso di lavorazione vennero lasciati sul posto, in alcuni casi quasi pronti per il trasporto.

Fossacava
Fossacava, blocchi dell’officina

Il sito fu poi frequentato in epoca medievale, forse solo al fine di prelevare i blocchi di marmo abbandonati in età romana. Nuovi scarichi di detriti di marmo e blocchi provenienti da cave vicine riempirono ulteriormente la cava romana in epoca moderna. Negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, nell’angolo sud-occidentale della cava venne riaperto per breve tempo un nuovo fronte di cava con tecniche moderne come il filo elicoidale che asportarono parte delle tracce della tagliata romana, lasciando in vista pareti perfettamente lisce che permettono di apprezzare il colore grigio e le venature del marmo di Fossacava, oggi chiamato bardiglio nuvolato, l’ “azzurro variegato” ai tempi di Strabone.

Curiosità
Nella cava è stata rinvenuta una statua della Dea Luna, che attestava il culto sul territorio della divinità tutelare della città di Luni e dei suoi abitanti. Forse risalente al I secolo a.C. e probabilmente destinata ad un piccolo luogo di culto per i cavatori, oggi è conservata al Museo Civico del Marmo di Carrara. Nel museo è esposto anche un modello ricostruttivo della cava con la forma ad anfiteatro, le pareti a gradoni e il piazzale di lavorazione con l’argano per il sollevamento dei blocchi e il carro per il trasporto a valle al porto di Luni.
Fossacava cava romana
Fossacava Carrara
Fossacava 23
Fossacava 22
Fossacava 21
Fossacava 20
Fossacava 19
Fossacava 18
Fossacava 17
Fossacava 16
Fossacava 13
Fossacava 15
Fossacava 12
Fossacava 11
Fossacava 10
Fossacava 9
Fossacava 8
Fossacava 7
Fossacava 6
Fossacava 5
Fossacava 4
Fossacava 3
Fossacava 2
Fossacava 14
FOSSACAVA, LA CAVA ROMANA DEL I SECOLO a.C.

 

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